Ormai qualche anno fa, mi sono decisa a iniziare a fare attività con Zelda. E lei come sempre, volontariamente si intende (certo), ha partecipato a tutto quello che le ho proposto nel tempo.
Nella mia testa l’associazione Australian Shepherd – pecore al pascolo era quasi naturale. Un po’ meno quella Australian – bovini, ma ho visto dei video davvero impressionanti sulle loro capacità di gestire decine di mucche senza nessuna voglia di collaborare.
E poi c’è Zelda.
Abbiamo fatto qualche lezione soft in un ambiente chiuso, dove ci allenavamo per il Balance (ma questa è un’altra storia), e, anche se si stancava seduta stante, Zelda aveva comunque dimostrato interesse per le pecore, girando intorno al piccolo gregge e inseguendo quelle che si allontanavano. Non me le riportava, si riunivano da sole dopo aver tentato la fuga da quel cane peloso che le inseguiva giulivo, ma mi bastava.
Zelda era grandicella, aveva quasi 3 anni e la ritenevo pronta per provare a portare le pecore con più serietà.

Ci iscriviamo quindi ad uno stage, una giornata piena in cui avremmo visto delle dimostrazioni di sheepdog e poi avremmo potuto provare noi, seguendo le istruzioni e i consigli di esperti.
La giornata era soleggiata, il prato verde e le pecorelle attendevano pascolando.
Non sapevo nulla del mondo dello sheep, tantomeno che ci fossero stili diversi di conduzione, o che le pecore fossero di razze diverse…ascoltavo imbambolata quel fiume di informazioni e già mi vedevo sui pascoli in estate col cappellino di paglia mentre Zelda al mio fianco controllava le greggi e alla sera nel nostro chalet a riposarci dopo il duro lavoro.
Vediamo i cani uno dopo l’altro entrare nel recinto e provare prima da soli a gestire quel gregge e a portarlo ai piedi del conduttore, e poi con l’aiuto delle indicazioni scortarle in una piccola passeggiata intorno al recinto. Ero imbambolata, sarei rimasta a guardare per ore.
Poi per ultime sta a noi provare.
Prima di Zelda aveva effettuato la sua prova un altro pastorino australiano e si era dimostrato molto fisico con le pecore, mordendo i garretti e spintonandole, perciò chi ci seguiva ha pensato di farle subito capire che non dovesse avvicinarsi troppo al gregge, ma che dovesse seguirlo a debita distanza. Solleva quindi il suo bastone da pastore e lo sbatte a terra fra le pecore e Zelda.
Zelda come sempre l’ha presa con diplomazia.
Vista la mala parata, mi ha mollato in mezzo al campo, circondata dalle pecore che nel frattempo mi stavano assaggiando i pantaloni, ed è fuggita verso l’uscita.

“Chiamala, chiamala! Falle vedere che è divertente!”
Ho iniziato a fare il clown, a chiamarla con le vocine più assurde, a toccare le pecore per farle vedere che non era niente, a saltellare. Avrei potuto anche montare un trapezio e dondolare a testa in giù per quanto le interessava.
Ha deciso di provare a tornare verso di me solo quando ho sventolato la mano fingendo di avere un boccone di cibo, ma, una volta appurato che non avessi niente, è tornata coda bassa al cancellino. “Per me possiamo andare, poi fai te”.
Abbiamo fatto anche un secondo ingresso nel campo, un secondo tentativo, ma la signora Zelda non ne voleva sapere. Ricordava il terrore di quell’orribile gesto del pastore, il panico, la follia…e niente, le pecore stavano intorno a me e io le guardavo, ma nient’altro è successo.
Dopo quell’esperienza, esilarante se vista dall’esterno, frustrante se vissuta, non ci siamo mai più avvicinate a un recinto di pecore, se non per caso in montagna.
Vabbè, Zelda, proviamo qualcos’altro dai!