Uno degli argomenti che più mi aveva affascinato durante il percorso ENCI di quest’anno era stato sicuramente come poteva il gioco creare una connessione fra il cane e il suo conduttore. Trovavo incredibile che attraverso una cordina intrecciata di pile tutta sporca e ciucciata si potesse creare un legame fra due esseri viventi di razze diverse che arrivavano a capirsi meglio e a conoscersi come individui.

Ero così esaltata che, dopo averci lavorato con Zelda durante il corso, volevo assolutamente iniziare a lavorarci da subito con il mio nuovo cucciolo, sognando di non usare con lui MAI il cibo, ma solo il gioco, solo la nostra umida e sudicia cordina.

La scelgo, la prendo, le do un nome, la porto a casa e…lei non giocava.
O meglio, giocava, ma non con come avevo imparato a fare con la mia merlina nei mesi precedenti o come ero abituata.

Lumi non mi portava la cordina una volta che avevamo finito di contendercela, se la portava via per mangiarsele, e se il combattimento non era di suo gradimento…semplicemente mollava e se ne andava. Io provavo in tutti i modi, facendo vocine, versini, ma più ne facevo, più mi sentivo scema e più lei mi guardava come una povera pazza esaurita. A quel punto, disperata, avevo iniziato a insegnarle a riportarmi la pallina, lavoro che lei prendeva molto sul serio, ma non era la stessa cosa. Avevo quindi ripiegato su ogni tipo di giochino, peloso, sonoro, morbido, rumoroso, che millantava di attivare la mente del cane, ma niente, non c’era verso.

Mi capite che appena ho visto uscire la locandina di questo stage, “Gioco Motivazione e Autostima del Cane“, ho pensato che fosse una specie di segnale divino, una stella cometa che andava seguita per forza, così che anche io, dopo quel weekend, sarei stata in grado di buttare per sempre i chicchi dalla finestra e usare solo la mia sudicia cordina, che ci avrebbe condotto ad essere il duo perfetto, quello che tutti ammiriamo quando lo vediamo.

Per di più, era tenuto da un certo tale che aveva avuto cani provenienti dallo stesso allevamento di Lumi. Mai sentito questo tizio, ma pare fosse famosissimo e consigliatissimo da tutte le persone che per me sono state guide in questo inizio di viaggio nella cinofilia.
E chi sono io per dire il contrario, da ignorante nel campo quale sono.

Quindi in un venerdì di novembre, carico la mia carromobile di tutti i giochini con i suonini, il pelo, le palline, i sonaglini, prendo la mia cagnolina nera della vergogna (mia, perché manco sono capace di farla giocare), e via verso nord, verso questo consigliatissimo campo, pieno di consigliatissime persone per fare questo consigliatissimo stage, fingendo di sapere cosa stavo facendo.

E anche in questo caso, no, non è la storia di come la nostra vita insieme è cambiata per aver preso quel consiglio magico e averlo applicato.

Ma allora, mia cara millantante cinofila, cosa ci sei andata a fare?
Più o meno questo ⬇️

Tutta questa strada per giocare qualche minuto con una cordina sudicia?
Sì, signora mia. A giocare finalmente con una cordina sudicia, aggiungerei.
E no, Lumi ancora non gioca con i miei giochini come l’indemoniata che volevo che diventasse, se ve lo state chiedendo, ma ci stiamo lavorando.

Niente di rivoluzionario, ma abbiamo imparato insieme, io più di Lumi, che possiamo anche essere sincere l’una con l’altra. Che attraverso quella cordina, forse, possiamo davvero provare ad essere quello che siamo davvero e non quello che pensiamo di dover essere, una stellare conduttrice cinofila che sa fare tutto e un cane perfetto che si attiene alle regole. Possiamo anche essere due che non hanno idea di cosa stanno facendo, ma che, ehi, mentre lo fanno si divertono un sacco e si sporcano, e si rotolano, e giocano in un modo che visto da fuori può sembrare “troppo” o “ridicolo”. Ma noi che ce ne frega, dopotutto?
Alla fine siamo un cane minuscolo con le orecchie enormi e una donnona con un piumino rosa e una felpa gigante con un ritratto di cani, già così siamo abbastanza uno spettacolo.
Ma non deve contare per noi.

E alla fine abbiamo incontrato persone aperte, ospitali, gentili, pronte a diventare oneste con il loro cane e a darsi al cento per cento in una relazione e siamo passate dalla parte di quelli che straconsigliano quel campo, quel tizio, quell‘ambiente, quello stage.

Grazie a tutti i membri del Freedogs e a Marco Gabossi!
Avanti tutta a suon di cordine sudice!

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