EDIT: qui sotto non troverete storie motivazionali o vittorie incredibili all’ultimo secondo. Ve lo giuro. Non sono mai stata una di quei tipi che dicono “Non ho studiato!” e poi prendono 30. Io venivo bocciata, o al massimo improvvisavo.
Ci siamo allenate per quasi due anni, io e Zelda, in Rally Obedience, da quando il suo stranissimo infortunio ci ha spinto a provare altre discipline meno traumatiche dell’Agility.
Ci siamo allenate per due anni quasi, al caldo immerse nelle zanzare o nel freddo e umido dell’inverno, lì nel nostro centro fra la strada, i campi e il carcere, migliorando piano piano (a volte pianissimo), fino a che non abbiamo raggiunto un livello un po’ meno da “principiantissime”.

Poi è arrivata Lumi e le cose hanno preso una piega diversa. Zelda, quando ha capito che quella piccola pantegana era lì per restare e che non se ne sarebbe andata tanto presto, ha iniziato a staccarsi da me.
Dimenticandomi per un attimo che è un cane, avrei detto che si è sentita offesa a morte e che aveva paura di venir sostituita.
Da lì, pianti disperati per qualsiasi cosa, si è dimenticata il richiamo che all’età ormai di 5 anni speravo fosse cemento nella sua mente.
E abbiamo dovuto ricominciare da capo. Quasi.
L’obiettivo di fare una gara di esordio c’era, anche per dare un punto di svolta ai nostri allenamenti, ma forse era troppo presto.
Forse dovevamo un attimo risintonizzarci.
Forze era troppo presto per me che pensavo che fosse troppo presto.
In ogni caso, alla fine arriva la data. Ci organizzano dietro casa una gara CSEN. Perfetto. Siamo anche tesserate, sembra un segno.
Il segno che dovevo cogliere era presente nell’ultimo allenamento in realtà, quando Zeldina mia puppolina invece di ascoltarmi abbaiava a nastro al vento. Ma tant’è, ero distratta evidentemente.
Quindi ci iscriviamo. Il giorno prima mi dico che non mi interessa come andrà.
Mentivo spudoratamente, ovviamente.
La gara era una multidisciplinare di nosework, balance e rally obedience, molto affollata.
Fortunatamente, ci danno un parcheggio in un angolino un pochino più isolato, ma c’erano veramente molti cani. Io ero con entrambe le mie ragazzine, quindi aspettando il nostro turno prendevo una, facevamo un giro, prendevo l’altra e ripetevamo.
Ero un po’ agitata a dire il vero. Non mi aspettavo un debutto così affollato e avevo timore che Zelda si agitasse troppo con tutti quei cani a bordo ring e intorno che passeggiavano.

Classica profezia che si auto-avvera. Arriva il nostro turno, con quasi un’ora e mezzo di ritardo rispetto a quello che mi ero immaginata e io sono in completa ansia da prestazione. E Zelda? In completa ansia e basta.
Ci chiamano, entriamo nel pre-ring. Zelda inizia ad annusare a terra e a tirare ancor prima che le tolga il guinzaglio. Molto male. Mi agito.
Lei mi guarda con occhi spersi, cerco di recuperare la sua attenzione, ma nel frattempo i giudici ci fanno segno di iniziare.
Passiamo la linea di partenza, ma non insieme, lei si è già avviata, palesemente non capendo che cosa stiamo per fare. Cerco di mantenere la calma e la richiamo, ma lei esita. Io sono certa adesso che la mia voce e il mio atteggiamento fossero di panico totale, nelle foto vedo il mio sorriso tirato di “ma perché io dico perché” che manco io mi sarei fidata ad avvicinarmi a me.
Dopo il 4 cartello finalmente riusciamo a incrociarci con lo sguardo e a decidere che ormai che ci siamo dobbiamo finirla ‘sta cosa.
Procediamo, io e il mio (maledetto) sorriso tirato, lei e la sua espressione da nonsocosastofacendoqua. Dietro di noi, a un paio di metri, i giudici vestiti di nero ci seguono in silenzio, scrivendo fittissime note sulla loro cartellina.
Non vedevo tanta serietà dalla via crucis quando andavo a catechismo.
Arriviamo alla fine, vedo l’ultimo cartello, e da ormai diversi minuti ho deciso che se avessi perso il contatto visivo con il mio cane lei se ne sarebbe di nuovo andata a annusare in giro, quindi mi fa un male bestiale il collo.

Ed eccola lì, la linea di fine percorso. Finiamo, stavolta affiancate e io mi rilasso.
Fino a che non sento da fuori “LEGALA PRIMA CHE FACCIA LA PIPì IN CAMPO!”.
Signorsì, scusatemi. Avevo appena ripreso a respirare.